Natale all'ultimo piano







È bellissimo, penso sconfortata. Sto guardando rapita Dominick Morton, il capo delle risorse umane della Rafferty Oil, la ditta per cui lavoro da tre anni come contabile.
Dominick sta ballando con Lise Duncan, la segretaria di Schuster del commerciale. Se non erro, tra loro c’era già stata una storia, ma la serata di Natale dell’ufficio è l’occasione giusta per rinverdire il rapporto, a quanto pare.
Veramente lui ha avuto una storia con tutte le dipendenti, persino Jacinta, una delle addette alle pulizie; non gliene scappa una, dentro e fuori dall’ufficio.
Solo io… manco solo io al suo elenco.
Ma lui non mi degna di un’occhiata.
Da che sono stata assunta alla Rafferty non sono stata iscritta nell’elenco di nessuno.
È un colpo veramente basso per la mia autostima.
Alle superiori ero una delle più carine, e anche al college; persino nella banca dove ho fatto la gavetta ero tenuta in grande considerazione, avevo un sacco di appuntamenti anche se nessuno mi è mai piaciuto tanto da combinarci qualche cosa.
Nessuno è come Dominick, nessuno ha il suo fisico da body builder o gli stessi occhi di smeraldo…
Dal giorno stesso che mi hanno assunta qua - e mi ha assunta proprio lui, mister Morton -  non sono uscita più con nessuno, neppure fuori dall’ufficio, visto che il lavoro è molto duro e ho dovuto impegnarmi al massimo, ogni giorno, penalizzando la mia vita privata.
È un mondo in esclusiva per il sesso forte, il mio, un’arena dove se sei debole ti sbranano, e se non sei all’altezza dei signori uomini, Rafferty ti silura alla velocità della luce, come Krista Anderson.
Se voglio andare avanti, farmi strada e prendere il posto del signor Holden, il capocontabile che presto andrà in pensione, non posso certo perdere tempo, la mattina, con il trucco e il guardaroba: camicetta e pantaloni sono la divisa giusta per combattere con le armi che conosco meglio – numeri, conti e il mio cervello.
Ma non questa sera, stasera è una serata speciale, c’è la festa degli auguri con buffet e ballo aziendale e io mi sono infilata in un tubino rosso striminzito, tutto paillette e scollatura, decolté in tinta con tacco a spillo e capelli sciolti solo per l’occasione.
Sarai mio, Dominck!, mi sono detta guardandomi allo specchio prima di uscire.
I miei buoni propositi sono andati in fumo: Morton balla con la Duncan! E neppure un cane che si degni di invitarmi a fare un giro sulla pista, anzi, mi rivolgono giusto due battute e poi fuggono come topi da una nave in fiamme.
– Sta ballando anche Stacie Freeman – dico abbattuta alla mia amica Tara, Tara Miles, l’assistente di Rafferty. –  Sono così brutta? – le chiedo. Ho quasi il magone; sarà per via del quarto margarita a stomaco vuoto, ma credo mi stia venendo la sbornia triste.
 No, Holly, sei uno schianto. Non capisco proprio che gusti abbiano gli uomini! Ho domandato anche a Bryan, che cosa pensa di te. Ha detto che sei carina, ma che sei off-limits.
Gli ho chiesto che cosa intendeva, e se era per via del tuo aspetto e per il tuo modo di fare, e lui mi ha risposto che sei off-limits e basta.
Bryan Miles, il marito di Tara, è il braccio destro del signor Rafferty, per cui è sia un collega che un uomo, così ho chiesto alla mia amica di indagare.
– Probabilmente sono troppo professionale – dico a Tara.
– Probabilmente – mi risponde lei e insieme guardiamo a bocca aperta Dominick “lo sciupafemmine” che sta conducendo Lise Duncan in una bachata bollente degna di Dirty Dancing. Si è tolto la giacca e la cravatta, ed è rimasto in maniche di camicia: ad ogni volteggio mette in mostra la sua muscolatura palestrata e il suo sedere da sogno ci guizza davanti come l’esca sull’amo.
E io non vedo l’ora di abboccare. Mi sono agghindata apposta, ho anche indossato un completino sexy, con tanga e reggicalze trasparente coordinato: non si sa mai… Invece questo scemo balla con Lisa!
– Mi sento male – mormoro a Tara. Sto sudando.
– Sono i cocktail, Holly. Smettila di bere.
– Sì, sono brilla, è vero, ma è lui che mi fa venire la febbre. Il fatto è  che è un’eternità che sono sola e… 
– … e che non scopi. Certo che se anch’io non avessi un uomo dai tempi del college, starei male come te. Anzi, molto di più. Io quando non lo faccio per un po’ di giorni, perché Bryan va via per lavoro, mi viene il mal di testa. 
– Sei una bella amica!
– Dico solo che ti capisco se hai voglia di farti un “giro” con lui, perché da uno come Morton, più che in un giro o due non puoi sperare.
– Io non voglio solo un giro sulla giostra, mi piace troppo: io voglio conquistarlo –  piagnucolo.
– Anche se, per come sto stasera – dico a voce alta per sovrastare il volume della musica, – farei un giro con chiunque, perché il mal di testa è venuto pure a me. Chiunque mi capitasse a tiro! – urlo. Sì, praticamente sto urlando.
Seguo lo sguardo allucinato di Tara che apre la bocca, saluta la persona dietro di me e balbetta: – Buo… buonasera, signore – e i miei occhi incrociano lo sguardo furente del grande capo che mi sta incenerendo da dietro gli occhiali.
  Sera – biascico anch’io, imbarazzata.
Il signor Rafferty passa oltre senza aprire bocca. Io devo essere veramente ubriaca perché comincio a ridacchiare e Tara mi imita, finché non scoppiamo entrambe in una risata contagiosa.
– Che si fotta –  dico tra le risa.
  Anche stasera ha mangiato pane e chiodi –  rincara la dose Tara.
– Ma come fai a lavorare con uno così? – chiedo stupita, perché Jaxson Rafferty è l’uomo più misogino della terra; non sopporta il genere femminile, non che con i colleghi maschi sia molto più tenero. Nelle riunioni io e Tara siamo le uniche donne e vi assicuro che non è una bella esperienza rendicontare, presentare bilanci, esporre budget davanti a tutti con lui che ti guarda come fossi un brufolo sul naso di una strega, non apre bocca, ma riesce a comandarti senza rivolgerti la parola.
Pazienza, io non lavoro direttamente con lui, non sono io la sua assistente… Povera Tara, penso.
Il signor Rafferty interrompe la musica per farci il solito discorsetto: come ogni anno ci ringrazia ed espone i progetti futuri.
– Che noia – dice Tara.
– È barboso in tutti i sensi –  rispondo io, guardando disgustata la folta barba che gli decora il volto.
– Anche quest’anno ci propinerà la solita collanina e i gemelli per i colleghi. Bryan ne ha una collezione.
  Non brilla per fantasia.
Il grande capo finisce di distribuire i doni come Babbo Natale, intanto la barba non gli manca, e si eclissa per non confondersi con noi comuni mortali.
Dominick ha già ricominciato le sue danze con la compagna che ha scelto per la serata.
Lo guardo golosa sapendo di non avere nessuna chances e per non farmi abbattere dalla gelosia decido di farmi annientare dall’ennesimo margarita.
Almeno al barman piaccio, visto che mi sorride e mi porge un sottobicchiere con fare cospiratorio.
Cerco di mettere a fuoco con la vista annebbiata dall’alcol e noto delle cifre scritte a penna.
– È il tuo numero? –  biascico.
Annuisce.
Per come mi sento stasera sono quasi tentata di dirgli di sì, anche se avrà, sì e no, vent’anni.
Barcollo.
Magari poi mi chiede anche di pagargli la tariffa, mi dico, preoccupata. Non sono mica una tardona, penso anche.
Sto valutando se accettare la proposta del ragazzotto cercando di snebbiare la mia mente
avvolta dai fumi della tequila, quando sento dei colpetti sulla spalla.
Mi volto e mi trovo davanti Sam Holden, il factotum del grande capo che si avvicina al mio orecchio per parlarci dentro: – Signorina Fisher, il signor Rafferty la sta aspettando nel suo ufficio.
Sono quasi tentata di mandare al diavolo Jaxson Rafferty per interposta persona, ma ho la meglio anche sulla mia sbornia e chiedo spiegazioni.
– Desidera parlarle – mi dice solamente.
Nell’ascensore che ci porta all’ultimo piano cerco di far mente locale e ripasso i bilanci, anche se ho la scadenza per la consegna fra dodici giorni.
Avrà trovato qualche errore nell’abbozzo che ho consegnato a Tara e ora mi spiuma viva, rimugino ma non riesco a concentrarmi.
Barcollo uscendo dall’ascensore. È la paura che mi fa ondeggiare. Sam mi tiene per un gomito.
– Non scappo –  sbraito risentita, liberandomi il braccio.
– Mister Rafferty, la signorina Fisher è qui – mi annuncia Holden, guardandomi come fossi un bambino delle elementari che è stato mandato dal preside.
– Si accomodi, Holly – mi dice il capo, sprofondato nella sua immensa poltrona di pelle nera con le mani incrociate sul petto.
Sa come mi chiamo! Sono stupefatta. E io che pensavo di essere invisibile! Allora sono davvero nei guai, mi dico.
– I conteggi non sono ancora definitivi – mormoro. Cerco di prendere tempo, è l’unica cosa che posso fare, perché non sono in grado di concentrarmi.
  Non sei qui per questo – mi spiega alzandosi. Si dirige alla porta e la chiude a chiave. Io lo seguo con lo sguardo. Torna dietro la scrivania e si accomoda nuovamente nella sua poltrona.
– Ho deciso di farmi un regalo di Natale –  mi annuncia.
Lo guardo e inarco le sopracciglia. E a me, dovrebbe importare?, grida una vocetta nelle mie orecchie. Chissà perché ho il vago sospetto di sì, e tiro giù il lembo della gonna per coprire un po’ di più le gambe. Abbasso lo sguardo e osservo attentamente le linee che le calze a rete disegnano sulle mie cosce.
– Voglio scoparti –  esordisce senza mezzi termini.
Sussulto.
Alzo gli occhi, li spalanco. Spalanco anche la bocca. La richiudo.
Sono stupita.
E spaventata… ha chiuso la porta.
Tara sa che sono qui, mi dico. È mobbing, penso. E glielo dico, anzi, biascico. – Questo è mobbing, Mister Rafferty.
Fingo un’espressione indignata, intanto lo studio. Non l’ho mai considerato come un uomo… come un uomo possibile… Insomma… un uomo in quel senso.
Ha la barba.
Non un pizzetto o un po’ di barba incolta, no, lui ha la barba vera! Ben curata, ma una folta barba vera!
Non so neppure di che colore abbia gli occhi, non ho mai guardato dietro alle lenti degli occhiali… Azzurri… Anzi, celesti, ora che lo guardo. Di un gran bel celeste!
  Mobbing? E perché, scusa?
  Perché se dirò di no, lei poi mi licenzia.
  Ma tu non dirai di no. Mi è sembrato di capire che ho scelto proprio la serata giusta. Tu hai voglia di scopare, io pure, che problema c’è? Non è mio uso mischiarmi con il personale… –
Ah va’?, mi dico e non so se essere preoccupata, arrabbiata, offesa… ma mi sa che sono anche un po’ eccitata. E lusingata. In fondo lui è il primo che mi fa delle avances, se non contiamo il barman.
– … ma per te farò un’eccezione –  continua. Che botta di fortuna! – Non ho nessuna intenzione di licenziare uno dei miei migliori collaboratori. Se mi dirai di no, cosa di cui  davvero dubito, io cercherò il modo per farti cambiare idea – dice e mi elargisce un sorriso.
La cosa mi sconvolge.
Sono sconvolta perché in tre anni non l’ho mai visto sorridere. Probabilmente sono ancora più sconvolta per il suo sorriso che per la proposta oscena, che probabilmente è solo una burla per farmi scontare il fatto che prima gli ho sghignazzato in faccia.
Ha detto “uno dei suoi migliori collaboratori”, o sbaglio? Non sono così ubriaca: l’ha detto! E ha proprio un bel sorriso. E l’età giusta, trentasei… No, no, no! Sono solo guai! Non è una buona idea mischiarsi con il capo… e poi neppure mi piace!
Anche se a dire il vero non lo avevo mai guardato, chissà perché?
Per la barba.
Non mi piace, la barba!
  Sta scherzando, vero? – domando a mezza voce.
– No, per niente: ho proprio voglia di fotterti. Ho una gran voglia di fotterti, Holly. – Lui parla e a me tremano le viscere. –  Voglio fotterti per bene –  continua e mi guarda negli occhi. Io sono ipnotizzata, credo di essere diventata più rossa del vestito e mi insacco nella sedia, che vorrei che mi inghiottisse. Mi umetto le labbra, ho la bocca completamente asciutta; mi ci vorrebbe un margarita, così poi svengo e concludiamo questa storia.
– Stavo dicendo, prima che mi distraessi leccandoti le labbra, che voglio fotterti per bene, quanti orgasmi vuoi?
– Orgasmi? – farfuglio.
  Sì. Cinque? Sei, sette? Quanti ne vuoi? Sette va bene?
Sette orgasmi?! Veramente io faccio da sola, ogni tanto… Anche uno solo, non sarebbe così male.
Annuisco.
Ma sei completamente deficiente?! Perché hai annuito? Perché questa sera ne ho una voglia da impazzire e lui mi ha eccitato così tanto che mi sono bagnata tra le gambe, ecco perché!
  Bene –  dice gongolando. – Questo è per te –  e mi porge un pacco che è posizionato sul ripiano della scrivania. – Aprilo –  mi esorta.
Guardo la confezione, ne studio le dimensioni. –  È un iPad? –  domando.
Lui ride. Di nuovo.
Io apro.
No, non è un tablet.
L’ho sistemato sulle gambe, prima di aprirlo, e ora sto studiando per capire bene che cosa possa farci con un… dildo.
Azzurro.
Trasparente azzurro.
Due paia di manette.
Due!
Rosa.
Di quelle con la pelliccetta.
Un piccolo cuneo di metallo.
Una specie di spolverino con le frange di pelle nera. Tante frange… È una qualche sorta di frustino. Lo prendo dalla scatola per esaminarlo e studio perplessa.
– Un flagellatore –  mi spiega. – Non fa male –  dice, notando il mio sguardo terrorizzato.
Aumenta e stimola il piacere, non provoca dolore. Non mi eccita dar dolore a una donna, preferisco farla godere. – Mi schiocca un altro sorriso.
Molto scettica, lo ripongo nella scatola e osservo l’ultimo oggetto, una mascherina di raso nero piuttosto grande, in grado di impedire completamente la vista. Richiudo il coperchio e sposto il mio sguardo su di lui che si sta accendendo una sigaretta, perfettamente a suo agio.
Io, a mio agio, non lo sono per niente!
– In cambio di una notte insieme, Holly, realizzerò un tuo desiderio.
– Come il genio della lampada?
– Sì, potrai chiedermi quello che vorrai – mi spiega.
– Intanto potrebbe spegnere la sigaretta – sbotto infastidita.
– È questo il tuo desiderio? –  Mi sta prendendo in giro. E io mi sto irritando. È una situazione assurda. Se fossi sobria mi sarei già alzata e me ne sarei fuggita a gambe levate, non prima di avergli assestato un bello schiaffone sulla barba!
Ma sono mezza ubriaca.
Ed eccitata.
Questo suo linguaggio osceno mi ha eccitata in un modo incredibile e vedere tutti quegli attrezzi… Uhm…
– No! Certo che no! Potrebbe eliminare la fame nel mondo, che ne dice? Va bene come desiderio? –  lo sfido, combattendolo sul suo stesso terreno.
– Per quello sto già provvedendo con una mia organizzazione no profit, ma se lo desideri aggiungerò anche un progetto per l’India, oltre a quelli di Haiti e del Burkina Faso. Andata?
Mi sta provocando!
  Potrebbe riassumere Krista Anderson, che ha licenziato su due piedi il mese scorso, così, senza preavviso e uno straccio di motivo! –  dico arrabbiata.
  Veramente il motivo c’era, eccome: appropriazione indebita dei fondi della ditta. La signora Anderson è stata ben felice di fare i bagagli in mezz’ora, invece di essere denunciata.
– Ah! – riesco solo a mormorare e abbasso gli occhi, anche perché la sua bocca che aspira una boccata di fumo mi ha letteralmente affascinata, facendomi fare pensieri sconci…
Insomma… mi piacerebbe che succhiasse così anche me… i miei capezzoli… qualcos’altro…
Io gli dico di sì, e vada come vada!
Sollevo lo sguardo e lo vedo spegnere la sigaretta. Si alza e viene verso di me, mi prende la mano e mi fa alzare.
  Ora desidero proprio scartare il mio pacchetto –  sussurra facendomi girare su me stessa per avere accesso alla cerniera. Mi scosta i capelli, mi bacia la spalla e io lo lascio fare, anzi, getto un po’ la testa all’indietro, offrendogli il mio collo da baciare.
Lui lo sfiora con le labbra facendomi tremare, mentre con mano esperta tira giù la zip.
– Vediamo un po’ se sei come ti immaginavo, anche se stasera, con questo vestito, ne ho avuto un’idea abbastanza chiara.
Sono rimasta in lingerie davanti a lui che mi studia.
Non dice niente ma ha il respiro affannoso.
Mi fa un effetto! Un effetto che non avrei mai immaginato, sento una scossa tra le gambe e i capezzoli mi si rizzano all’istante minacciando di strappare il pizzo trasparente del balconcino striminzito che ho indossato per la mia occasione con Dominick.
Chi è Dominck? Ah, sì il capo del personale…
  Togli il reggiseno – ordina con la voce roca.
Obbedisco in fretta.
– Cazzo! –  sbraita. Mi prende per il polso, mi strattona e mi fa sedere sulla sua poltrona.
Ansima e io sono concentrata ad analizzare il profumo di resina e pino che mi ha appena invaso le narici. Sollevo il capo e vedo i rami dell’albero di Natale proprio dietro la mia testa, illuminati dalle lucine e decorati con nastri d’oro.
Mi sto concentrando sull’albero perché non voglio pensare che nella posizione che mi ha appena fatto assumere si vede benissimo che ho il perizoma fradicio!
Mi ha fatto sollevare le gambe sui braccioli, me le ha fatte allargare bene, poi ha ammanettato prima un polso poi l’altro  ad entrambi i braccioli, bloccandomi le gambe con le mie stesse braccia.
Sono incatenata alla sua poltrona, con le gambe spalancate: può fare di me tutto ciò che vuole, penso e mi eccito ancora di più.
– Abbiamo detto sette orgasmi, giusto? – mi domanda.
– Vanno bene anche tre o quattro –  mormoro, cercando di far la spiritosa.
– No! Quel che è detto è detto.
Prende la mascherina e me la mette sugli occhi. Non vedo più nulla, sono nel buio più totale.
Il mio respiro accelera, non sono mai stata più in ansia ed eccitata di così. Si allontana,  sento i suoi passi. Le note di uno stereo si diffondono nella stanza. È un canto di Natale in versione swing: mi tranquillizza e mi disorienta allo stesso tempo.
– Ah! –  grido, colta di sorpresa dalle sue dita che mi sfiorano tra le gambe, centrando il mio clitoride a colpo sicuro.
– Sei fradicia –  constata.
Lo so, penso. Purtroppo lo so! Il fatto è che è un’eternità che non faccio sesso e…   Ah –  grido di nuovo perché sento l’indice che mi scosta la stoffa e scava tra le mie labbra viscose.
Mi dimeno sulla seggiola e le sue dita entrano dentro, mi accarezzano fuori, poi dentro e io dimeno il sedere, voglio di più… o forse no…
Esplodo.
Sono già venuta!
Mi stupisco da sola! Ma ero troppo eccitata, è un’eternità che un uomo non mi tocca.
  E uno! –  dice.
Se ne è accorto.
– Brava, piccola. Cominciamo bene.
Tremo, appollaiata in questa posizione assurda, tremo tutta.
 Il profumo della tua fica bellissima mi dà alla testa –  dice e sento la mano che tira la stoffa, uno strappo e le mie mutandine non esistono più.
Che cos’è questa sensazione meravigliosa?
Mi sta sfiorando con le labbra l’interno coscia, mi bacia la gamba… sento la sua barba morbida solleticarmi appena…
– Uhmmm –  gemo.
Sto rivalutando le barbe, penso. Poi sento la lingua percorrere la mia fessura in lungo e in largo, dentro fuori, accompagnata dalla sua guancia che si sfrega nel mio interno coscia: sono di nuovo eccitata, sul punto di venire un’altra volta, torturata dalla sua lingua e dal morbido contatto della sua guancia.
Lo adoooro!, grido dentro di me e dimeno il sedere: ne voglio sempre di più. Lui mi afferra da sotto per i fianchi, geme e mormora eccitato con la bocca affondata dentro di me. E io vado ancora più fuori di testa.
Vengo.
Un'altra volta.
– Due! – annuncia.
Lui si stacca.
No, no! Non te ne andare! Sono delusa.
Ma non per molto.
Sento il rumore dello stantuffo e la poltrona si solleva verso l’alto, portandomi con sé. Le rotelle cominciano a muoversi e poi lo sento affondare dentro di me.
Urla.
Mi ha riempita! Me lo sento in gola.
Ma quanto è grosso? Mi piacerebbe dare un’occhiatina.
Deve aver afferrato i braccioli della sedia e li usa per muovermi avanti e indietro, per entrare e uscire da me come un treno in galleria.
Non resisto, lui mi sbatte, avanti e indietro, e io vengo di nuovo: il terzo orgasmo in dieci minuti circa. Questa volta non apro bocca e mi godo i suoi affondi e i suoi gemiti affannosi.
Sempre più affannosi…
Oh, mio Dio!
– Io non prendo la pillola! – strillo.
– Lo so, tranquilla.
Tranquilla… insomma. Si fa per dire!
Forse ha messo il preservativo.
Non lo so, non vedo niente.
Ha messo il preservativo, mi rincuoro e mi godo il momento e lui che sbatte sempre più forte dentro di me, usando il movimento della sedia.
– Godo, godo! –  grida.
Anche io, vorrei dire, ma non apro bocca.
Poi mi sento tirare entrambi i capezzoli, serrati tra le sue dita, mentre i movimenti del bacino si fanno circolari.
Ricomincio a dimenarmi, bloccata in questa posizione assurda. Lui si sfila da me ed sento una piaggia calda bagnarmi il petto, il seno… lo sento anche sulle labbra.
Non aveva il preservativo, constato e ascolto i suoi gemiti rochi, che vanno a ritmo con la versione jazz di Silent Night.
Mi libera e sono tutta indolenzita. Ho ancora un paio di manette che penzolano da ciascun polso. Sento il suono di un congegno elettrico. Sento che mi solleva tra le braccia e mi deposita su un materasso.
C’è un letto?
No, deve essere il divano che si apre.
Mi fa sollevare le braccia e chiude le manette intorno alla barra della rete del letto: sono di nuovo prigioniera. Non ha finito, penso. Anzi ha appena incominciato, perché esplora il mio corpo con le mani e con la bocca, in una tortura infinita perpetrata con le sue guance ai danni del mio corpo, del mio seno e di ogni parte sensibile del mio corpo.
Io inalo il suo profumo, un profumo meraviglioso di uomo e di sesso che mi inebria. Credo che stia usando qualche attrezzo per stimolarmi e con una mano sta fustigando dolcemente il mio ventre facendomi gridare di piacere.
  Ssh, buona –  mi dice, ma io non riesco a tacere, allora ci pensa lui a turarmi la bocca.
Sì, è grosso. Molto!, mi dico mentre lecco e succhio. È buono, buonissimo, anzi, adesso che anche lui mi sta leccando credo non avere mai assaggiato nulla di più buono. 
Succhio, mordicchio, succhio ancora, incoraggiata dai gemiti e da lui che mi incoraggia.
– Sì, così bambina. Ancora, di più… No, però ora fermati altrimenti… –
Il fatto che mentre sto venendo per la sesta volta - o forse è la settima, non so, ho perso il conto – non riesco a fermarmi e continuo a succhiare sempre più forte finché il liquido caldo esce un’altra volta, accompagnato da un urlo trionfale.
Mi apre le manette e mi massaggia il corpo, sfregandomi la sua barba dappertutto. È meraviglioso.
Adoro la sua barba.
Sospiro, mi distendo, mi godo il momento, ma lui mi prende per la mano e mi fa alzare, guidandomi al centro della stanza.
Mi prende tra le braccia e comincia ad ondeggiare piano, a tempo con le musica natalizia che fa da colonna sonora al nostro incontro.
Mi sfila la mascherina che mi copre ancora, così lo guardo nei suoi occhi più azzurri del cielo e… sono innamorata.
Io non so come sia potuto accadere e spero che mi passi presto, però…
Si china un poco su di me e mi bacia. Afferra le mie labbra con le sue e mi succhia.
Sono innamorata: mi ha baciata, ora ne sono certa.
La sua lingua che mi sfiora e mi lecca, mi dà la certezza. Il mio cuore che batte come un orologio impazzito ne è la prova.
Mi sembra di sognare ad occhi aperti, sì è un meraviglioso sogno ad occhi aperti: noi due che balliamo nudi, le bocche incollate e cuori che battono insieme.
Sono nuda, ho ancora calze, reggicalze e tacchi a spillo, mentre lui ha solo la camicia bianca aperta sul petto muscoloso. Sfioro il suo petto duro, coperto da una peluria chiara. Mentre lui mi tiene stretta a sé, non con le mani sui miei fianchi, ma strizzandomi le natiche e premendomi contro di sé.
Non ne ha ancora abbastanza, e io nemmeno.
Mi appiccico a lui come una fetta di cheddar sciolta su un hamburger e lo sfioro, lo accarezzo, lo graffio e lo bacio. Lo percorro con le mie carezze per conoscere il suo corpo grande e muscoloso. Gli accarezzo il viso, gli occhi, la barba…
Non ne ho ancora abbastanza, e lui nemmeno.
Non so come abbia fatto ma è entrato dentro di me, mi ha riempita in piedi e lo stiamo facendo mentre balliamo.
Credo proprio di essermi innamorata.
E vengo. Ancora. E ancora.
Lui ride.
Ha proprio un bel sorriso.
Mi prende in braccio e mi deposita sul letto.
– Io avrei finito, sono arrivata a sette – mormoro con gli occhi socchiusi.
– Io no, Holly. Io ho appena cominciato.


Apro gli occhi e non so dove mi trovo. C’è una luce strana, mi sembra che si muova tutto. Ho la nausea.
Non sono i postumi di una sbornia, dopo la sera alla festa di Natale dell’anno scorso non ho più ecceduto, anzi sono due mesi che non tocco più neppure un bicchiere di vino.
La mattina dopo quella famosa festa di Natale me ne sono tornata a casa, mi ha accompagnato Sam, l’autista di Rafferty.
Ho passato la domenica chiusa in bagno a vomitare, non so se per la sbornia o per l’agitazione; ho risposto solo alle chiamate di Tara che non ne voleva sapere di lasciarmi in pace e mi ha fatto il terzo grado.
Il lunedì mattina sono tornata al lavoro, anche se era la vigilia, perché dovevo sistemare un sacco di cose, ma non vi dico in che stato ero: non ho combinato nulla.
Alle sei sono uscita e ho trovato Sam davanti alla limousine del capo che mi ha aperto la portiera.
Dentro c’era Rafferty che mi stava aspettando. Ha messo la musica al massimo, ha chiuso la finestrella di comunicazione con il guidatore e ci ha isolati dal mondo.
Mi ha spogliata e abbiamo fatto l’amore in macchina, a zonzo per la città, poi è venuto a casa mia e abbiamo passato insieme il Natale.
Non ci siamo più separati da allora e due mesi dopo mi sono trasferita nel suo appartamento.
Mi ha detto che io, a differenza delle altre donne dell’ufficio, facevo il mio lavoro, e bene, senza pensare a vestitini, trucchi e moine ai colleghi, senza fare la gara a chi è più bella per scoparsi questo o quello dell’ufficio.
E mi ha confessato che ha detto a tutti, Morton in primis, che se ci provavano con me, distogliendomi dal mio lavoro, li avrebbe licenziati in tronco.
  O io o nessuno –  mi ha detto. –  Tu sei mia e basta!  
Sto lentamente riprendendo coscienza, vorrei alzarmi perché questo dondolio mi sta uccidendo ma Jaxson mi sta stringendo con le braccia allungate su di me. Cerco di spostare la mano per alzarmi e correre in bagno intanto il mio occhio cade sulla vera luccicante al suo dito, proprio uguale alla mia.
Ce le siamo scambiate ieri sera, su questa bagnarola, con il comandante della nave che ha celebrato la cerimonia in una saletta intima.
Jaxson, quando ha saputo del bambino non ha capito più niente. Io gli ho detto che volevo aspettare, ma lui ha detto che nostro figlio doveva nascere in una famiglia, così ha prenotato la crociera di Natale per noi, per Tara e Bryan che ci hanno fatto da testimoni, per i miei genitori e sua zia Julia.
Così abbiamo avuto un matrimonio con festeggiamenti di Natale e viaggio di nozze incorporato.
Rafferty è fatto così e, per la cronaca, fuori dal lavoro non è barboso per niente. Ha ancora la sua bella barba, mi ci sono abituata, anzi, mi piace un sacco. Se l’è tagliata, qualche mese fa, ma poi io l’ho obbligato a farsela ricrescere… ha indubbi vantaggi. Continuo a tenerlo sulla corda perché mi deve ancora un desiderio, però non glielo dico… che lui, in realtà, lo ha già esaudito.












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